Le norme italiane di riferimento
Porte ed altri elementi di chiusura (esclusi gli elementi fissi non portanti)
L’ASSETTO NORMATIVO ITALIANO
Circolare MI.SA. 91:1961 Norme di sicurezza per la protezione contro il fuoco dei fabbricati a struttura in acciaio destinati ad uso civile.
Si tratta della prima norma italiana che regolamenta il settore dei prodotti resistenti al fuoco. Si applicava a tutti i prodotti resistenti al fuoco ed imponeva la redazione di rapporti di prova da parte di laboratori autorizzati, inizialmente il solo laboratorio del Centro Studi ed Esperienze dei VVFF a Roma-Capannelle. Alcuni prodotti testati secondo la circolare 91, nella fattispecie gli elementi fissi non portanti, saranno ancora utilizzabili sul mercato nazionale sino al 2012 anche se è già in essere il periodo di coesistenza con le norme europee, si veda il DM 16 Febbraio 2007.
CNVVF UNI 9723:1990, A1:1996
Resistenza al fuoco di porte ed altri elementi di chiusura
La norma UNI 9723, nella prima versione del 1990 e con l’aggiornamento del 1996, sostituisce la Circolare MI.SA. 91/ 1961 per le porte resistenti al fuoco. In essa vengono condensate sia le norme di prova sia le regole di estensione dei risultati. In sostanza vengono descritte:
- le modalità di gestione della fornace di prova – curva tempo/temperatura, pressione, etc.
- le regole di applicazione delle termocoppie
- le temperature limite medie e massime per ciascuna termocoppia o gruppo di esse
- le regole di verifica per determinare il termine della prova
- le regole di estensione dei risultati di prova (all’interno dell’articolo 3 e del c.d. FA1:1996)
Si tratta di un testo scritto con un occhio alla norma DIN tedesca, moderno e di facile applicabilità, che però ha risentito molto del fatto che tutte le porte tagliafuoco sono trattate allo stesso modo. In effetti i prodotti di riferimento sono le porte metalliche cieche o dotate di oblò vetrati: le altre tipologie di porte tagliafuoco vengono analizzate marginalmente, p.es. le porte scorrevoli, oppure non sono menzionate come le porte in legno e le porte vetrate.
Per il settore delle porte tagliafuoco, la UNI 9723 è la prima pietra miliare: le differenze rispetto alla Circolare 91 sono enormi, basti pensare che con la vecchia norma era possibile testare anche un solo «pannello porta» murato, senza telaio, cerniere e serrature, per poter immettere sul mercato porte resistenti al fuoco.
Tutti i prodotti testati secondo la UNI 9723 saranno utilizzabili sul mercato nazionale sino all’entrata in vigore della marcatura CE anche se è già in essere il periodo di coesistenza con le norme europee, si veda il DM 21 Giugno 2004.
D.M. 14.12.1993
Norme tecniche e procedurali per la classificazione di resistenza al fuoco ed omologazione di porte ed altri elementi di chiusura.
Come noto, le norme UNI sono standard volontari ovvero non obbligatori. Il DM 14.12.93 ha reso cogente l’utilizzo della norma UNI 9723 ed ha introdotto il meccanismo dell’omologazione per le porte tagliafuoco.
Si tratta della seconda pietra miliare per il settore delle porte tagliafuoco: pur con qualche problema iniziale, peraltro non di poco conto, ora il sistema di omologazione funziona e consente ai produttori di porte tagliafuoco di operare all’interno di regole chiare mentre per i progettisti ed i tecnici del settore è più semplice verificare che i prodotti siano conformi agli standard nazionali.
L’omologazione è una procedura tecnico-amministrativa che, in modo molto schematico, viene riassunta qui di seguito:
- Il produttore presenta richiesta ad un laboratorio autorizzato per l’esecuzione di una prova ufficiale di resistenza al fuoco.
- La prova viene eseguita ai sensi della norma UNI 9723.
- Il laboratorio rilascia un rapporto di prova ed un certificato di collaudo.
- Il produttore presenta richiesta di omologazione al Ministero degli Interni.
- Il Ministero, analizzato il rapporto di prova, rilascia il documento di omologazione nel quale vengono riportate anche le estensioni ammesse.
- Il produttore è autorizzato ad immettere i propri prodotti sul mercato a fronte di alcuni obblighi quali la redazione della dichiarazione di conformità, l’apposizione della targhetta e del numero di matricola, la sottoposizione ai controlli effettuati dal Ministero.
Il DM 14.12.1993 viene richiamato espressamente, e non viene sostituito, dal successivo DM del 2004 poichè ne costituisce il fondamento.
UNI EN 1634-1: 2001
Prove di resistenza al fuoco per porte ed elementi di chiusura UNI EN 1363-1 UNI EN 1363-2 UNI EN 14600
Il sistema normativo Europeo è in funzione da tempo ed ormai agli enti di normazione nazionale viene attribuito un compito « notarile » più che tecnico. Anche il nostro UNI è soggetto all’obbligo di recepimento delle norme europee, in questo caso della norma EN 1634-1:2000. Nel corso del 2001 viene tradotta in italiano la norma europea e viene di conseguenza ritirata la norma UNI 9723. Si deve però notare che, si comunque di norme volontarie, la norma UNI 9723 rimane cogente sul territorio nazionale in forza del DM 14.12.1993 pur essendo stata ritirata dall’UNI.
La struttura della norma Europea è molto diversa rispetto alla norma Italiana; le norme di gestione della fornace di prova sono le EN 1363-1 e EN 1363-2 che trattano:
UNI EN 1364-1: 2002
Prove di resistenza al fuoco per elementi non portanti
D.M. 16.02.2007 (in vigore dal Settembre 2007)
Classificazione di resistenza al fuoco di prodotti ed elementi costruttivi di opere da costruzione.
Norme Transitorie sulla validità dei vecchi certificati rapporti emessi dal 1° gennaio 1996: fino a cinque anni dall’entrata in vigore del presente decreto.
D.M. 21.06.2004
Norme tecniche e procedurali per la classificazione di resistenza al fuoco ed omologazione di porte ed altri elementi di chiusura.
Ed ecco la quarta pietra miliare. Nel Giugno 2004 viene pubblicato il DM che recepisce e rende cogente l’impianto normativo europeo anche sul territorio Italiano.
Il legislatore ha voluto, con questo decreto, rendere possibile ai produttori l’esecuzione di prove secondo la norma europea avendo però cura di mediare il periodo transitorio di applicazione e di mantenere il sistema di omologazione.
Il DM 21.06.04 racchiude in sé:
- tutte le norme di riferimento del settore alla data di emissione dello stesso DM
- le definizioni
- le modalità di utilizzazione delle porte resistenti al fuoco
- le procedure di rilascio dei certificati e delle omologazioni
- gli obblighi del produttore
- le modalità di controllo e vigilanza nonchè la validità delle omologazioni
- le norme transitorie; sino all’entrata in vigore della
- marcatura CE sarà possibile testare ed omologare:
- porte provate secondo la norma UNI 9723
- porte provate secondo la norma UNI EN 1634-1:2001
- negli allegati A, B, C si definiscono – nell’ordine:
- le modalità di condizionamento
- la classificazione
- le variazioni consentite aggiuntive rispetto al Direct
Field of Application della UNI EN 1634-1:2001
ELENCO PORTE OMOLOGATE (www.vigilfuoco.it)
Il Ministero degli Interni pubblica sul sito www.vigilfuoco.it l’elenco delle porte omologate. L’ultima versione dell’elenco è purtroppo aggiornata al 27 Novembre 2007.
Si tratta comunque di un documento di facile consultazione ed utile per comprendere chi siano gli attori del mercato delle porte tagliafuoco.
Norma italiana e norma europea verso la marcatura CE
Dal 05 Gennaio 2005 anche in Italia è possibile eseguire prove ufficiali secondo la norma Europea UNI EN 1634-1. Sono ancora validi i certificati eseguiti secondo la norma Italiana UNI 9723:1990/A1:1996.
Dal 2005 ogni nostro nuovo prodotto è stata progettato, provato al fuoco e certificato secondo la norma Europea, il primo passo verso la futura marcatura CE. Ogni prototipo viene testato sulla bocca di una fornace dotata di almeno nove bruciatori che portano la temperatura interna a oltre 900°C in pochi minuti: la classe di resistenza al fuoco (REI o EI) espressa in minuti evidenzia il tempo durante il quale la porta ha impedito il passaggio delle fiamme ed ha garantito, sulla faccia non esposta, una temperatura inferiore a 140°C. Le prove che determinano l’abbattimento acustico delle porte sono eseguite presso laboratori abilitati; i test sono eseguiti secondo le norme EN ISO 140-3 e EN ISO 717-1 per ottenere la classificazione Rw oppure secondo la norma ASTM 90 per ottenere la classificazione STC.